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Lettere al direttore

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Cristicchi e il manicomio

Venerdi, 16 Maggio 2008


Ho molto apprezzato l'intervista della scorsa settimana a Simone Cristicchi, che nella sua canzone "Ti regalerò una rosa" si riferisce ad una realtà manicomiale ormai superata, almeno nella nostra zona. Tuttavia la vena di dolore e di malinconia riguardo alla malattia mentale è attuale, pur avendo ora nuove strutture, psicofarmaci, tecniche riabilitative. La "rosa" attuale di un paziente gravemente ammalato è a mio avviso rappresentata dalle sue capacità pregresse o residue, dalla sua magari improvvisa e folgorante capacità di critica e di giudizio, dai suoi sentimenti profondi al di là della superficiale apatia E' un mondo ricco per chi ha la pazienza e voglia di confrontarsi. Il muro attuale non è più quello di Viale Repubblica a Voghera, sede dell'ex Ospedale Psichiatrico, dove non ci sono più malati, ma nella mentalità, nello stigma, nella paura, nell'isolamento. A trent'anni dalla cosiddetta legge Basaglia, che sancì giustamente la chiusura dei manicomi e introdusse la possibilità di un ricoveri volontari o coatti tramite trattamento sanitario obbligatorio negli ospedali civili, con equiparazione teorica di malattia mentale con altre malattie, ancora molta strada c'è da fare perchè tutti considerino un malato di mente come gli altri. Trenta anni fa vi era anche molta ideologia, per cui alcuni affermavano che cambiando la società anche il disturbo psichico sarebbe scomparso. Così non è, ma neppure possiamo negare che ci siano influenze biologiche, psicologiche, relazionali, sociali in vario modo confluenti nella causa di un disturbo psichico. Oggi non ci si vergogna più di dire di avere sofferto di un disurbo dell'umore o di ansia, mentre per le forme più gravi vi è ancora paura. Va sfatato comunque il pregiudizio che vi sia correlazione fra violenza e malattia mentale. Negli ultimi anni è in primo piano il problema dell'abuso di sostanze, che è in aumento a cominciare dagli alcolici fra i giovani e per cui la prevenzione è necessaria al più presto. Sappiamo che fra una decina di anni la depressione sarà al primo o al secondo posto fra le cause di disabilità secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, e quindi non è possibile lesinare in ricerca e investimenti in tale senso. Le strutture in grado di affrontare le varie fasi di un disturbo mentale dal ricovero ospedaliero alla riabilitazione alla residenzialità leggera nella nostra provincia ci sono, ed anche vi è attenzione alle famiglie e al reinserimento sociale, nei limiti del possibile. Ci sono voluti comunque troppi anni dalle premesse teoriche giuste della legge 180 alle applicazioni pratiche. Certamente sempre di meno si vedono situazioni considerate irrimediabili, croniche senza speranza, e non vediamo più in giro persone che si muovono come automi solo impregnati di psicofarmaci. Simone Cristicchi lamenta il silenzio intriso di disperazione. Raccomando solo di non aspettare troppo, se si sospetta un disturbo psichico. Prima si interviene e meglio è, anche se come in tutti i campi della medicina non vi è un risultato sicuro al cento per cento.


Maurizio Ramonda - Psicologo

 

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