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Lettere al direttore

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Tremonti e il posto fisso

Voghera, 8 novembre 2009

Egregio direttore,

Il Ministro dell’economia Giulio Tremonti, ha pubblicamente decantato quanto è bello il posto fisso. Non so in quale paese viva il Ministro, ma in Italia, perlomeno in tempi brevi, non sarà possibile ricucire lo strappo fatto nella struttura sociale, occupazionale, dalla legge Biagi varata dal secondo governo Berlusconi, seguito dal decreto legge del 10 settembre 2003 n° 276.
Con questi provvedimenti, l'intento del legislatore parte dal presupposto secondo cui la flessibilità in ingresso nel mercato del lavoro è il mezzo migliore, per agevolare la creazione di nuovi posti di lavoro e inoltre che la rigidità del sistema crea spesso alti tassi di disoccupazione.
I guasti della flessibilità del lavoro sono sotto gli occhi di tutti e, si notano, nella crescente insicurezza di quei lavoratori costretti a convivere con lo spettro di essere precari a vita. Ha fatto scalpore l’iniziativa, della scorsa estate, di una catena di supermercati che, paradossalmente, a messo in palio i posti di lavoro.
L’iniziativa marketing della catena di supermercati Varesini “Tigros” è il segno che il problema della crisi economica è ben lontano dall’essere risolto.
Nulla da obiettare ai dirigenti che hanno messo in atto questa intelligente iniziativa di marketing: grande pubblicità a costo zero, anzi con un ritorno economico non trascurabile sia per le regole del “gioco” che prevedono una spesa minima di trenta euro ripetuta quattro volte, sia per i maggiori incassi dovuto al ritorno pubblicitario dell’iniziativa.
La crisi è così profonda, tra la fascia di popolazione più debole, che oramai i posti di lavoro sono messi in palio come se fossero un privilegio per pochi.
Il sistema monetario, comune in tutti i paesi occidentali è paradossale poiché, le istituzioni che lo controllano sono gestite da privati, per es. la Banca d’Italia; la Fed; la Bce. Essi sono in grado di controllare il denaro fin dalla sua nascita, questo sistema non risente minimamente della crisi anzi se ne alimenta stimolando nuovi crediti che sono pronti a finanziare producendo denaro nuovo fiammante proprio sulla base dei nostri debiti, l’immissione sul mercato di nuova liquidità, per effetto della legge sulla domanda, provoca la richiesta di nuovi beni e servizi.  Che cosa da valore alla moneta appena stampata? Essa succhia valore alla massa di denaro già in circolazione, così si ha di nuovo l’equilibrio; questo processo si chiama inflazione. Eliminare l’inflazione? Non si può perché il nostro sistema è intrinsecamente inflazionista.
A questo quadro di se preoccupante si aggiunge un altro elemento: l’applicazione di un interesse. La banca stampa denaro ad es. sulla base di una richiesta di mutuo, ma in nessun modo può stampare il denaro per pagare anche gli interessi, ne consegue che la massa di denaro da restituire eccederà sempre rispetto alla quantità di denaro in circolazione. La verità sconvolgente è che alla fine, i soggetti più deboli, per forza di cose saranno costretti a rimanere con il cerino acceso in mano, poiché il denaro per pagare tutti i debiti non è mai neanche stato stampato.
Il nostro paese è soffocato dal debito pubblico unico paese in Europa ad avere un debito pubblico sopra il 100 per cento del Pil, a fine 2007 la Germania segnava un deficit del 65 per cento; 64 per cento la Francia; 44 per cento nel Regno Unito e il 36 per cento in Spagna. L’Italia, in questa condizione debitoria non riuscirà a ridurre la pressione fiscale, checché ne dica il politicante di turno, mortificando le imprese e i lavoratori con stipendi sempre più da fame.
La colpa? E’ della mala politica che, per decenni ha usato malissimo le risorse pubbliche con investimenti sbagliati e spesso demagogici; sistematicamente hanno prosciugato le casse pubbliche facendo lievitare il debito.  Ciclicamente abbiamo visto in televisione il politico di turno per chiedere nuovi sacrifici ai cittadini, i nostri sacrifici non i suoi che, ben introdotto nella casta a cooptato mogli, figli e amici occupando i posti pubblici che contano, profumatamente pagati.
La soluzione? Ridurre il debito pubblico esercitando una politica virtuosa sul versante della spesa pubblica.  
Ecco perché, pur non sollevando nessuna critica nei confronti della catena di Supermarket promotore del gratta e vinci, credo che la gente abbia il diritto di sapere perché oggi se vuoi lavorare devi prima giocare alla lotteria.


Bonventre Francesco. Referente IDV per Voghera/Oltrepò.

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